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dicembre 12th, 2008

Inutile bussare…

Questo blog finisce qui.

Ma, sempre su blognation, potrete leggere i miei post collegandovi all’indirizzo:

http://unblogged.co.uk/

Cambia anche l’indirizzo dei feed:
http://unblogged.co.uk/feed/

Aggiornate quindi link e bookmark, ci si legge di là.

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novembre 26th, 2008

Beh?

Torno torno… Sì che torno… Una pausa fa bene, molto.

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novembre 25th, 2008

Allora?

No-oh. Ti ho detto che non ci son-oh…

novembre 24th, 2008

Ci sei?

No.

novembre 4th, 2008

Buffone.

Qualcuno spieghi al cantante de “Le Vibrazioni” che gli anni ‘60 sono finiti da un pezzo.

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novembre 4th, 2008

Macabrosita’

Perché un blog è anche fatto per condividere i propri tormenti e per confrontarsi.

Quando ero piccolo (tutti mi scherzavano, direte voi, invece no), papà guardava Ultimo Minuto che, per i più giovani e per quelli che negli anni ‘90 hanno vissuto in un eremo desolato cibandosi di bacche e insetti, era una trasmissione che raccontava sconvolgenti storie accadute realmente, in cui i protagonisti rischiavano di brutto la vita nei modi più disparati e venivano salvate in extremis. Io a volte lo guardavo e mi coprivo gli occhi nei momenti più intensi, come tutti i bambini che si rispettano.

La storia che più mi aveva terrorizzato era quella di una bambina che viveva in campagna,cadeva dalla ringhiera di uno scalone e piombava su un palo appuntito che le trapassava il mento e le usciva dalla bocca.

Cioè, è terribile!

novembre 2nd, 2008

Cinque personaggi in cerca d’autore.

Persona è parola di derivazione latina e significa “maschera”. Da qui tutto quel mondo di luoghi più o meno comuni per i quali la vita è un palcoscenico, il teatro della vita, la vita è come un film, sembra un personaggio dei fumetti… E quant’altro.

Bene. Ora anticiperò i cinque personaggi che stanno per fare l’ingresso nella spettacolare scenografia delle serate tra i locali d’Italia. Cinque persone, cinque maschere, cinque individui che si sono ricavati dal marmo della vita il proprio scolpito, la personalissima immagine di ciò che in fondo sono, e che il canto del cigno della giovinezza non può che continuare ad esaltare.

Montediconcio. Appellativo creato quasi ad hoc dal Barone (di cui sotto), capelli lunghi e mossi, neri, nerissimi, uno dei più intrepidi a intortare ragazze con mille discorsi. Base alcoolica di simpatia, movenze svelte e dalla parvenza felina, crea situazioni preferibilmente in coppia con Mister Obiettivo, amico recente ma in perfetta sintonia.

Mister Obiettivo. Raramente concentrato per più di due minuti su un obiettivo, in permanente brainstorming, cerca di coinvolgere tutti nei suoi più freschi “si potrebbe anche”. Fa coppia stabile con Montediconcio, al quale non lo lega nulla, se non l’inestricabile desiderio di determinare situazioni vantaggiose per sé e per il gruppo.

Barone. Lunga chioma bionda fluente, occhio vigile sulla passerina giovanissima, massimo ‘87 (ma dall’anno prossimo ‘88, ciccio…), igienista e ippocondriaco, si mormora non abbia mai perso la verginità, pur essendo bellissimo. Due i ristoranti di fiducia, molte sere non scende nemmeno dalla macchina se si accorge che in giro ci sono troppi montidiconcio.

Silenzioso. Non impatta mai, gioca solo palle a fondo campo, tutto nel lungo periodo. In cerca di una donna travolgente capace di coinvolgerlo in mille avventure, non disdegna giovani ragazze di qualsiasi genere, purché siano loro a fare il primo passo, non sia mai si possa anche lontanamente prefigurare un assurdo “due di picche”. Si regala a donne che non ci credono.

Playboy. Non gli serve più nemmeno la fase dell’approccio, pare che vi siano donne disposte a ogni alchimia pur di testarne le sembianze reali, dietro il broncio impostato da divo del grande schermo. Originale, brillante, sagace, non lascia mai nulla al caso, vera rimembranza mozartiana di un dongiovannismo mai provinciale e sempre pronto a inventare situazioni assolutamente inedite, a scapito della continuità.

novembre 1st, 2008

Omaggio a noi, interisti.

Il fatto è che noi interisti viviamo delle piccole gioie che la nostra squadra ci regala, piccole perché distillate con rigore alchemico. Essere interisti è una lotta fiera e introspettiva e non ha nulla a che fare con il tifo del resto del mondo. Infatti il fiero interista sa come restare coi piedi cementati a terra e limita la sua esultanza al carpe diem. Polemico lo è, ma con classe, e che si vinca o si perda, in pubblico ostenta un self-control invidiabile. Fa niente se poi ha fatto della sua stanzetta un luogo di culto con altare, candele, bandiere-sudario dell’ultimo scudetto, bambole woodoo, santini contraffatti e rare figurine Panini, portafortuna di ogni genere e natura. Fa niente se uno solo di noi dice “Sssssssshhhttt, questa no! Non la cantate che porta sfiga”, perché si sente il bisogno di attaccarsi a qualunque cosa pur di spuntare gli agognati 3 punti o il passaggio al turno.

Anche tacere meravigliosi cori, anche non lavare mai la mutanda di Inter-Aston Villa e rimetterla nelle grandi occasioni, anche assumere posture circensi che un paio di volte, eccezionalmente, sono valse un goal o la parata miracolosa. Ogni tappa è una sofferta lotta tra bene e male, follia e raziocinio

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novembre 1st, 2008

Moderni miti.

La caratteristica che rende unico Marco Pannella è la capacità di parlate di politica mentre:

a. fuma
b. mangia
c. beve
d. scatrarra come un orco

Molte volte riesce a fare anche due cose contemporaneamente, di solito A + C, ma posso testimoniare anche A + C + D.

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novembre 1st, 2008

Mo bada ben che roba.

Sembra che nel libretto delle istruzioni della BMW X5 ci sia scritto espressamente che bisogna parcheggiarla sulle strisce pedonali e nei parcheggi per disabili. Non volevo crederci, ma è così…

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novembre 1st, 2008

Via Ardeatina codesta mattina

(la rima! la rima!)

Nel freddo luminoso mortaccioso delle otto del mattino, la coda dell’occhio mi si impiglia sulla seguente scritta bombolettata da un gruppo politico militante su un muretto:

“Vile colui che agisce nell’ombra”

Allora. Qui mi viene un dubbio. Perché allora o avete bombolettato quella massima all’ora di punta di un lunedì, o ci avete un problema di coerenza.

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ottobre 31st, 2008

Submit a death

C’è un sacco di gente che apre un account su MySpace e poi muore. Le due cose non son collegate ma il fatto resta.

Allora qualcuno ha pensato di farci un blog per raccogliere i necrologi. Si chiama Mydeathspace. Per lo più ragazzi nemmeno ventenni. Come tipo di morte, spopola il binomio macchina+alcool/droga. Va molto forte anche il suicidio. Si sa che sono le due principali cause di morte, statisticamente, tra i minorenni.

E’ chiaro, a girarci, ognuno trova morboso pane per i propri denti. Ma visto che si riparla tanto di Amanda in questi giorni (se non sapete chi è, meglio), vorrei solo citare il caso di chi aveva sedici anni e si è suicidato dopo aver sparato alla mamma con una calibro 22. Sul suo myspaceblog, scriveva: “Mi piace camminare nei boschi, guardare la luna e le stelle di notte”. Devo ritrovare il link.

Voglio dire, veramente, Euripide gli fa una pippa, a Mydeathspace.

Oh, mi raccomando, se un giorno, stordito dall’eccesso di Mentos alla frutta, mi schiantassi al volante della mia macchinina sulla tratta piazza S.Ambrogio-Cinisello Balsamo, vi prego, cari lettori, anch’io voglio un necrologio con i Google Adsense e le donnine nude nella colonna di sinistra.

ottobre 31st, 2008

Convertitore temporale uomo-donna.

… perchè la divergenza è una scienza esatta.

A questo punto sorge spontanea una riflessione. No, perché, dovete sapere, io ho realizzato solo oggi che il tempo scorre in modo diverso per uomini e donne, o almeno è diversamente percepito. Qualche esempio:

Ti chiamo fra cinque minuti.
per lei significa: cinque minuti.
Per lui significa: dall’ora in su.
Nel tempo di attesa la donna si fa, nell’ordine, la paranoia del “non vuole sentirmi”, quella dello “starà al telefono con un’altra” e quella del “non chiamerà perché prima l’ho disturbato”, per finire con quella del “non valgo un cazzo, non mi ama”. Ovviamente lo stress ansiogeno non le permette di formulare ipotesi verosimili, come “starà lavorando”, “magari gli scappava” o più semplicemente “ha una diversa concezione del tempo”.
N.B.: i 5 minuti della donna possono protrarsi all’infinito quando si tratta di prepararsi per uscire.

Ci sentiamo dopo.
per lei: se non chiama entro due ore sono cazzi suoi.
per lui: devo ricordarmi di chiamarla entro domani.
Ora. Qualcuno spieghi che cazzo è “dopo”. Qualcuno quantifichi “dopo”, stabilite un “dopo” standard, come il metro, e mettetelo in qualche museo. Che ne so, una bella stanza da cui si esce “dopo”, per capire quanto sia. Così almeno, senza problemi, si potrebbe dire “ti chiamo dopo” o “fra due dopo”. Uno li conta e si mette l’anima in pace, almeno dopo quale “dopo” insultare l’altro.

Ci vediamo presto.
per lei: dai 2 ai 7 giorni.
per lui: dal mese e mezzo in su, e casualmente.
Io vorrei fare una proposta di legge che renda legale il linciaggio se la suddetta frase è proferita rivestendosi. In caso contrario, il quanto “presto” dipende da numerosi fattori. Tanto per citare i più eclatanti: gli hai rotto i coglioni per tutta la sera e/o weekend? preventiva all’attesa standard +20 giorni. Non gliel’hai data? +3 giorni. Se insisti +8 anni. L’avete fatto ma sa che ti stanno per venire? Matematico: +5 giorni. Gli hai rivelato di essere incinta? +10 anni.

Ti chiamo domani.
per lei: domani.
per lui: dopodomani.
In lei scatta il panico da attesa, specie se il giorno precedente ha avuto un match a duepiazze col tipo in questione. Agitata ed euforica allo stesso tempo, tiene acceso il cellulare tutta la notte con l’unico risultato di essere svegliata dall’sms pubblicitario di 2000SuonerieTop alle sei di mattina e di trascorrere il resto della fatidica giornata col mal di testa a grappolo e il nervo ottico shakerato. Dalle otto di mattina – decide – scatta il lasso di tempo nel quale la telefonata potrebbe arrivare. Alle dieci, pensa, forse ha paura di disturbarmi, in fondo chi gli dice che sono sveglia o che non sono impegnata in una mega riunione? A mezzogiorno è quasi ora di pranzo, quindi di sicuro aspetterà il break per chiamare. Sì, è così. Quando alle quattro la telefonata non arriva, mentalmente immagina il percorso della sua giornata e, pur di non perdere le speranze, è ben disposta a credere che la sua giornata lavorativa sia la più pesante dell’ultimo anno, che sua madre abbia avuto un attacco epilettico, che il notaio abbia chiamato rivelando una misteriosa ed improvvisa eredità e lui stia lì a firmare carte, che non si sia svegliato, che abbia la febbre, che aspetti perché si vergogna. Insomma TUTTO pur di giustificare il silente cellulare. Alle sei di sera i nervi di una donna che attende una telefonata sono ormai diventati rasta e inizia ad attuare spontaneamente la visione camaleontica: con un occhio svolge le regolari attività, l’altro si dissocia e punta fisso sul display del cellulare, che magicamente si illuminerà ogni cinque minuti perché la zia d’America, l’amica delle elementari, il tecnico della tv, l’assicuratore, l’ex sfigato, la mamma e la dogsitter per una strana congiunzione astrale hanno deciso di chiamare tutte quel pomeriggio. Lo stress si acuisce. Alle otto di sera, la donna è un fustino di turbe psichiche ambulante. Sa bene che, ammesso che chiami, ormai è tardi per invitarla ad uscire, e comunque è tardi in assoluto, e un uomo che invece di non vedere l’ora di farsi sentire aspetta le otto significa che non lo prendi più di tanto. Alle dieci si mette davanti alla tv col cellulare sul bracciolo. Svuota il barattolone di Nutella, se alle dieci e mezza lui non si fa ancora vivo aggiunge anche i Coco Pops e gode della schifezza pornoalimentare che sta ingurgitando. Alle undici e mezza andrà a dormire, ma non si addormenterà prima delle quattro. Il cellulare è lì, acceso, muto. Sibila un “vaffanculo” prima di addormentarsi.
Lui, nel frattempo, onestamente ci ha pure pensato a chiamarla, ma poi si è detto “meglio domani”.
Lei inizia a pensare a quell’analista bravo della sua amica Francesca.

Ti chiamerò spesso
per lei: non meno di 4 volte al giorno.
per lui: un giorno chiamata, un giorno sms, che si risparmia.
E guai ad azzardare una lamentela in proposito, o l’accusa diventa infamante: “sei troppo possessiva” o “non dipendere da me” o “ma non ti basta?” o il terribile “ma le tue giornate si svolgono in funzione delle mie chiamate?”. Anche in quest’ultimo caso è legale in linciaggio.

ottobre 31st, 2008

Oldies but goldies.

I pezzi migliori di questo blog verranno riportati sotto la categoria “oldies but goldies”.

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ottobre 30th, 2008

Sparagli Piero, sparagli ora.

Muore l’università italiana. E cosa ti aspetti?

Rai1. Ieri sera. Porta a porta. Bruno Vespa. L’ennesimo plastico. L’ennesimo speciale su Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Arrogante coi più deboli, zerbino coi potenti. Avanti così, avanti tutta.

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ottobre 29th, 2008

Il giorno in cui mi scoprii avido

(cioè ieri)

Il lusso non era una mia aspirazione. La ricchezza non avrebbe mai fatto la mia felicità. L’avidità non faceva parte del mio carattere. Erano altri i miei valori.

Poi vidi una giacca a vento da uomo Paul&Shark bianca, blu e rossa. Da quel giorno qualcosa cambiò.

Però, pensavo, mi servirebbe lo yacht con la stessa fantasia.

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ottobre 29th, 2008

Cartagente

Gente che si arrotola a Scottex: nei loro intestini cerebrali vi passa il nulla sistematicamente rotativo, perfettamente sincrono, agitando parole come vomito di un cibo mentale mal digerito, ma funzionale.

Gente che non vuole la guerra, ma che se fosse giusta ci andrebbe (brontolando uno sciropposo: “Che ci vuoi fare, è la vita”).
Gente che non sa che cosa sia la vita se non un luogo propriamente comune.
Gente che di solito sono gli altri: la massa poltigliosa oligofrenica che è raggruppata dopo l’io e il tu, gli essi che subiscono e fanno la storia.
Gente fra la bestia e l’angelo (non artigianale, ma pubblica: fedelmente coerente alla raggrumata personalità di ciò che è dato di fatto e di sé).
Gente orrendamente etichettabile, priva di dubbi e scarsamente infelice, mediamente classificata dalla posizione eretta in poi.
Gente privatizzata e privata, attaccata a tutto ciò che è loro (il millesimo senso nel ruolo inutile), attaccata e ben salda sulla carta moschicida del destino.

Rotoli di gente igienica con cui ogni giorno io mi ci pulisco il culo.

ottobre 28th, 2008

Quasi mai.

Dici che non scrivo quasi mai di te.
E’ vero.

Del sorriso che ti illumina e mi fa sentire meglio. Del tuo broncio scherzoso che mi fa venire voglia di coccolarti. Della tua voce che a volte riesce a guarire il mio silenzio. Dei tuoi silenzi quando mi guardi e mi fai sentire importante.
Del tuo odore, del tuo sapore, del tuo sfiorarmi con le dita. Di come mi hai insegnato l’amore. Della passione che c’è nel piacere dell’amore che ho imparato.

Della tua casa che è diventata un po’ mia. Del nostro preparare, apparecchiare la tavola, mangiare, bere, raccontarci. Degli abbracci, sdraiati vicino sul divano.
Del nostro nasconderci agli occhi degli altri. Dei giochi, delle uscite, della mensa insieme. Dei tuoi libri chi mi vuoi far leggere. Delle colazioni che non facciamo mai.

Di quando ti prenderei a sberle perché sei permalosa senza motivo. Di quando ti fissi su certe cose e mi tocca noleggiare un argano per spostarti. Della tua gelosia che non vuoi mascherare.
Del tuo non essere mai obiettiva con le persone a cui vuoi bene. Del tuo vedere anche l’altro lato delle cose, conoscerlo perfettamente, eppure aspettare un secolo prima di accettarlo. Dei tuoi ritardi cronici e dei tuoi proverbiali anticipi che amo ogni giorno di più.

Della tua forza e della tua fragilità. Della tua intelligenza e del tuo crescere. Della tua voglia di farti male. Di come sai volerti bene.
Di quando ti guardo mentre dormi. Di quando ti guardo mentre non mi guardi. Di quando ti penso senza pensarti. Di quando non ti penso, ma ci sei.

Di quanto amore sai dare e di quanto hai bisogno di essere amata. Di come il nostro amore sia diverso. Del tuo grado d’intensità più forte del mio. Del tuo saper farti sentire vicina anche quando io so di essere lontano.
Del nostro presente così pieno. Di un futuro che non diciamo di guardare e che ti fa paura. Del nostro vivere insieme asimmetrico. Del mio sentire quanto tu sia importante.

Dici che non scrivo quasi mai di te. E’ vero.
Perché per quanto parole possa riuscire a trovare, per quante storie di noi possa raccontare, per quanti ricordi possa ricordare, non sarebbero mai abbastanza per dirti chi sei, che cosa sei: tu, oggi. Per me.

ottobre 28th, 2008

Ospitate

Non capisco perché non mi invitino in tivù come ospite di Sanremo, o di Quelli che il calcio, o di Chetempochefa. Eppure lo sanno tutti che devo promuovere la mia prossima opera commercial-artistica: un megastudio di persone geniali che creano tutto ciò che possa risultare economicamente inutile.

Con un piccolo contributo europeo, magari.

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ottobre 28th, 2008

I’ll be misunderstood

Spesso mi scambiano per fascista o comunque per un elettore di AN. Invece sono di sinistra (per quello che può valere questa autodefinizione sul suolo italiano). È che sono duro con me stesso e con gli altri. Ma può darsi anche che dipenda dal taglio di capelli.

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