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luglio 9th, 2008

Dieta.

Ovvero quella situazione in cui ci si impone un regime alimentare e il mondo si coalizza contro di noi, a cominciare dalle madri che escono da un letargo culinario e il tavolo della cucina diventa un altare del Pantheon gastronomico. Divinità caloriche che spaziano dalla nouvelle cuisine alle tradizioni partenopee.

Si esce e gli amici guardano perplessi il nostro pallido succo d’ananas, lì sul tavolo, in mezzo alle loro pinte di birra e calici di Falanghina con l’onnipresente stuzzichino, portatore di colesterolo e grassi saturi.

Siamo a casa di qualcuno e mandiamo nel panico chi ha bisogno di offrire qualcosa all’ospite, e si scatena una caccia al tesoro nei pensili della cucina alla ricerca di qualcosa che sia anche solo vagamente ipocalorico. Il tutto mentre ripetiamo come una litania “non voglio niente”.

Puntualmente arriva anche la ricorrenza di turno con la sua specialità: siamo usciti vinti e malridotti dalla battaglia contro struffoli e torroni natalizi, non abbiamo neanche il tempo di rialzare lo sguardo verso ottimistici orizzonti alimentari che arrivano minacciose e battagliere le chiacchiere di carnevale, cui seguiranno le consuete bombe caloriche pasquali. In tutto questo si viene anche criticati da chi è convinto di essere il depositario della verità rivelata in fatto di regimi alimentari. Sbagliamo qua, sbagliamo là, dobbiamo combinare, dissociare, evitare. Per fortuna che tutto questo dura poco, al massimo una settimana. Poi ci sarà lo Sfogo Finale, la Grande Abbuffata Compulsiva che porrà fine all’agonia e si tornerà al regime solito: l’anarchia.