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ottobre 27th, 2008

Poi

E poi arriva il momento in cui ti rendi conto che la lista delle cose che dovevi fare e non avevi ancora fatto è improvvisamente scaduta, prima che tu potessi anche solo affrontarne la lettura senza essere interrotto dagli spasmi. E vorresti chiamare la polizia, i pompieri, l’esercito. Ma sai che ormai non c’è più niente da fare e che non puoi più nemmeno chiamare la mamma. In primo luogo perché sei troppo vecchio per queste stronzate (come diceva un indimenticato eroe della nostra adolescenza) e in secondo luogo perché non sei così vecchio da non ricordare quello che faceva tua madre in casi simili. E sai che avrebbe infierito senza pietà.

ottobre 24th, 2008

Che Dio mi fulmini.

Le paperette.

ottobre 20th, 2008

Numero 325. Trecentoventicinque.

Swan alza lo sguardo. Quante persone lo dividono dalla simpatica segretaria? Le lampadine rosse formano inequivocabilmente il numero 271. Duecentosettantuno.

Parte destra: Visto? L’avevo detto io!
Parte sinistra: Ma mica è colpa mia, è colpa del culo, che non funziona mai!
Culo: Eh?
Parte destra e sinistra: Torna a dormire!

Ecco, dunque, i 10 diversi “periodi” o “stadi” attraverso il quale il Nostro passa durante la terribile attesa, con annessi i suoi pensieri.

Stadio I: L’autocommiserazione.
Vabbè, che ci posso fare? Sono sempre sfortunato! Non è giusto, in questi giorni mi sono fatto un sedere grosso come il Brasile e non me ne va mai bene una.

Stadio II: (verso il numero 275) L’illusione.
Beh, però dai, con questi quattro sono stati abbastanza veloci, magari me la sbrigo in poco tempo!

Stadio III: (verso il numero 277) La disillusione.
Ma quanto ci hanno messo ’sti due? Non uscirò mai più da qui!

Stadio IV: (verso il numero 282) La critica costruttiva.
Certo però che non è saggio aprire 3 segreterie e affidare a una di esse 5 facoltà e alle altre due solamente 3 facoltà. Bisognava farlo con più giudizio, ne metti 4, 4 e 3 e le file scorrono più veloci. Eh!

Stadio V: (verso il numero 290) La critica poco costruttiva e lo spirito rivoluzionario.
Ma che due co***oni, ma puoi trattenerne uno per uno straca**o di quarto d’ora? Ma vaf****ulo, scommetto che quando toccherà a me quegli st***zi mi liquideranno subito, porca t**ia maiala! Vi detesto tuttiii!!! Altro che riforma, non ci vuole una riforma per l’Università: bisogna radere tutto al suolo, non è possibile perdere la mattinata in segreteria. Adesso inizio a gridare “amici in coda, ribelliamoci e sfondiamo la porta!”, vedranno con chi hanno a che fare.

Stadio VI: (verso il numero 300) Il delirio.
Oh, che bello, almeno c’è il tre. Because three is a magic numbeeer…

Stadio VII: (verso il numero 307) Il tormentone.
Because three is a magic numbeeer, yes it is! It’s a magic numbeeer!

Stadio VIII: (verso il numero 313) Le esigenze.
Mi cedono le gambe… vorrei sedermi. Ma non c’è una sedia? Toh, c’ho pure la gola secca. E lo stomaco mi brontola.

Stadio IX: (verso il numero 320) L’impazienza.
Dai, dai, veloci, dai, dai, dai, veloci, dai, dai, veloci, veloci, veloci, che ce la facciamo, così me ne vado a casa, mamma, che voglia d’andare a casa, dai, su, su, su, su, veloci, veloci, tocca quasi a me, ci siamo, ci siamo, dai!

Stadio X: (verso il numero 324) L’esigenza malvagia.
Ma proprio adesso mi deve scappare pipì?

Vi avrei raccontato anche del terribile giorno in cui davanti a me c’erano 106 persone, ma l’ho simpaticamente rimosso.

ottobre 18th, 2008

Oh, oh oh oh, oh oh oh oh.

Appena scaricato il nuovo singolo di Giusy Ferreri, Novembre. Lo so, mi contraddico.

Rantolo in maniera scomposta decidendo se è il caso di rimpiangere i novantanove centesimi buttati in un impeto irrefrenabile di curiosità.

Per il momento mi è difficile levare il repeat da iTunes.

ottobre 17th, 2008

A furor di popolo*

riapriamo questi commenti.

* Il theme sembra avere problemoni per chi digita la lettera P nell’area dei commenti. Comincia a slittare tutto, uno scenario davvero apocalittico. Succede a chi ha safari. Idee? Risolto.

ottobre 17th, 2008

Parole sagge dai dipartenti

Mangia la tua verdura, specialmente i broccoli. Ricordati di dire “grazie” per le cose che non hai avuto. Lavorando il terreno coltiviamo il cielo, abbracciamo il regno vegetale. La morte di tuo padre, la morte di tua madre è qualcosa a cui ti prepari per tutta la tua vita, per tutta la loro vita.

Parole sagge dai dipartenti. La morte della madre e la morte della madre è qualcosa per la quale ti prepari per tutta la loro vita, per tutta la tua vita. Parole sagge dai dipartenti. Mangia la tua verdura, specialmente i broccoli. Indossa scarpe adatte e ricordati sempre di dire “grazie”, specialmente per le cose che non hai mai avuto. Parole sagge dai dipartenti. Mangia la tua verdura, specialmente i broccoli. Lavorando il terreno coltiviamo il cielo ed entriamo nel regno vegetale del nostro paradiso. Lavorando il terreno coltiviamo le buone maniere per dire “prego” e “grazie”, specialmente per le cose mai avute. Parole sagge dai dipartenti, mangia la tua verdura, specialmente i broccoli e dì sempre “grazie”, specialmente per i broccoli.

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ottobre 17th, 2008

Backstreet’s back,

alright!

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ottobre 12th, 2008

E ci dispiace per gli altri.

iSwan

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ottobre 12th, 2008

Mamma li Tedeschi.

Mentre il mio webdesigner storico si gode la sua nuova avventura universitaria (tutti in coro “grande Stefano”) da queste parti abbiamo accettato di buon grado un template realizzato su misura per questo blog da Nicola Tedeschi; giovane molto talentuoso, ha seguito tutte le mie direttive: anche quelle in aperta contraddizione con le altre. Non so se scommettere sulla sua infinita pazienza o sulla sua ben celata volontà di spezzarmi le dita per imperirmi di chiedere robe assurde.
Il risultato, sotto i vostri occhi, non è niente male.

- Dal momento che qui, solitamente, non si trova niente di interessante da leggere ho deciso di andare incontro ai miei lettori inserendo nella grafica un diversivo interessante. Provate a trascinare il mio faccione in alto in giro per lo schermo: provoca dipendenza. Per l’effetto “elastico” abbiamo usato il solito moofx, script che non delude mai.

- clickando sul tirante in alto si srotola un menu con dentro delle inutili fotografie. L’umanità vivrebbe benissimo anche senza… Ma qui abbiamo acquistato un account pro di Flickr fino al 2011.

- prima che qualche aspirante giornalista di Studio Aperto decida di venire qui a fare un inutile scoop, vi dico che i colori e la faccina mobile sono due idee di questo sito che mi son piaciute particolarmente.

- per quanto riguarda altri tecnicismi, cosa dire, il codice del theme è validato correttamente. Dovesse uscire fuori qualche errore sarà solo a causa delle mie luride manacce. Il tutto è correttamente visualizzato nella stragrande maggioranza dei browser internet (Firefox, Safari, Opera, Chrome, Flock), per i ritardati che si ostinano ad utilizzare Internet Explorer ci sono alcuni problemi di visualizzazione: leggerete benissimo i post ma vedrete un po’ di confusione in alto. Dopotutto non è colpa mia se avete deciso di usare un browser di merda.

Potete richiedere un tema per wordpress a Nicola Tedeschi contattandolo via mail, i prezzi non sono eccessivi e troverete precisione, disponibilità, pazienza e tanta qualità. Ditegli che vi mando io.

I commenti a questo post sono eccezionalmente aperti. Mi manca leggere gli affezionati.

ottobre 11th, 2008

Bruciateli vivi.

Quelli che gridano a Maria di aprire la busta mentre le due parti vorrebbero semplicemente prendersi a parolacce.

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ottobre 10th, 2008

Pedagogia

Non ho parlato a lungo del periodo del mio asilo, che tanto mi segnò. Ricordo ancora le suore. Le Pinguine Malefiche, in fondo, avevano capito tutto di me.

E me lo dimostrarono quando, il giorno della recita di Natale, le Pinguine mi affibbiarono un ruolo molto importante, fondamentale.
Sapevano che, nell’interpretare il mio personaggio, avrei messo l’anima, il corpo, il cuore e la mente.
Sapevano che quella parte mi calzava praticamente a pennello, e che nessuno degli altri bimbi avrebbe potuto interpretarla degnamente, perché nessuno di loro aveva la mia personalità.
Sapevano che quel ruolo mi piaceva e mi sarebbe piaciuto immensamente, per i suoi significati allegorici e non, ma soprattutto allegorici.

Io ero la pecora.

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ottobre 10th, 2008

Nuova grafica, un po’ da fighetta.

Premetto che non mi interessa nessun parere e nessuna critica.

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ottobre 9th, 2008

Racconta il tuo sogno piu’ hard.

Beh, ho sognato un mare senza fine di select su database SQL.

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ottobre 9th, 2008

Filmini

Poche cosa mi hanno sempre annoiato tanto quanto la proiezione di diapositive o filmini al ritorno dalle vacanze degli altri. Non che l’obbligata visione delle foto sia meno noiosa (Ah! ma tu devi ancora vedere le foto delle vacanze! Aspetta che te le prendo!), ma almeno lì decidi tu il tempo da dedicare a ogni singola foto. Sì, ammetto che non è molto educata la mia personale “presa visione” degli album fotografici (è vicina a quel giochetto che si fa quando sfogli velocissimamente le pagine di un libretto fino a farlo diventare un’animazione, in effetti), ma insomma riesco a cavarmela con poco tempo e a distrarre gli orgogliosi fotografi con commenti generici al fine di non attirare la loro attenzione sulla velocità di sfogliamento.
La diapositiva (genere ormai, per mia enorme fortuna, diventato obsoleto) o il filmino, però, no. Quelli non li reggo proprio. Perché dimmi mai, o fotografo dilettante, o filmaker improvvisato; spiegami bene la ragione per cui qualcuno dovrebbe essere interessato a condividere immagini o ricordi che sono solo tuoi, e che difficilmente, difficilissimamente potrai riuscire a liberare dalla vischiosa sfera del tuo (e solo tuo) privato. Voglio dire: mi spieghi perché dovrebbe interessarmi la tua panoramica sull’ennesimo tratto di mare azzurro, o la tua diapositiva sull’ennesima facciata di qualche sagrada famiglia? O la tua foto di un impareggiabile sole che si tuffa in un inedito mare? Per non tacere dell’altra categoria, la più nociva di tutte, quella del Giovane Regista in vacanza. Il Giovane Regista non abbandona mai la sua telecamerina professional, se la porta sempre dietro! E per sfortuna dei pochi eletti che hanno il privilegio di interessarsi ai prodotti del suo ingegno in inverno, anche nei luoghi dove va a trascorrere le vacanze il Giovane Regista trova sempre qualcosa da registrare e da mostrare, un refolo d’arte inaspettato, un impegno sociale balneare, una chiacchierata che so, con una ragazzina cubana che gli racconta la sua storia di ordinaria prostituzione. E succede quasi sempre che il tutto si trasformi in un bel dvd. Merda d’artista, titolava quello.
Devo avere un motivo per interessarmi ai filmini altrui. Dietro l’immagine devo coltivare un sospetto, un non detto, una curiosità se vuoi chiamarla così. Andrew Jarecki mi regala subito tutto ciò, e mi incolla al video. Una famiglia come tante. Papà, mamma, tre bei bambini. Le feste di compleanno. I cappellini scemi. Le lingue di Menelik. I baci, gli abbracci, i bagni al mare. E poi un uomo che si sfoga con la telecamera: quello che è registrato qui è roba mia, sono cose private che vedrò solo io, per sempre. E’ sconvolto, in mutande, seduto su un letto. Che deve dire, o fare? Poi altre testimonianze, i figli cresciuti: mio padre era il padre migliore che si potesse desiderare. Era. Capisci che è morto. E che quello che lo dice è lo stesso uomo in mutande di prima. E da lì, ossessionato dalla continua filmografia di gioie familiari spudorate, tu spettatore entri nel vortice di quello che c’è, potrebbe esserci, potrebbe esser stato, potrebbe non esser stato, chissà se mai tutto ciò è esistito. Che il padre sia stato violentato da bambino dai compagni occasionali di quella gran troia di sua madre, che una volta adolescente abbia a sua volta sottoposto il fratellino minore ad orrori rimossi; che poi, da adulto e padre di famiglia integerrimo, si sia peritato di iniziare ad alcune pratiche anche il suo secondogenito; che poi ancora, da insegnante premuroso sia trasformato in violentatore di piccoli allievi, con l’aiuto del secondogenito, anche lui schiacciato dal peso di rimozioni profonde.
E certo, non ci capisci più niente. Il rigido paradigma famigliare ti si sgretola davanti agli occhi e alla coscienza, le immagini allegre dei barbecue in famiglia ti fanno rabbrividire come il filmino di “The ring”, acquistano lo stesso nonsenso spiazzante. L’ossessione di tutto questo filmare, anche le notti insonni prima delle condanne a vent’anni di carcere; di testimoniare a oltranza un’allegria borderline con la follia; di documentare l’urlo della ragione della madre e trasformarlo in pazzia; la voglia di ingrandire ed entrare nella trama di una realtà candida per mostrarne le macchie nascoste, proprio come in alcuni stupidi spot; ecco, tutto questo lo trovi nel bel documentario “Una storia americana” (Capturing Friedmans). Poi mi dici se non ti passa pure a te la voglia di guardare o girare i bei filmini di famiglia.

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ottobre 8th, 2008

La mia amica Faccitosta

… ne vede un po’ di tutti i colori.

- Usa il cellulare per motivi personali, per motivi di lavoro o entrambi?
- Entrambi.
- Che lavoro fa?
- Casalinga.
- ?!?

- Ha un indirizzo e-mail?
- Ehhh?
- Un indirizzo di posta elettronica, e-mail?
- Ah, no, io TIM.

Per lei lavorare al 119 di TIM, più che un lavoro, è un continuo districarsi tra tipi umani. Una missione. Per conto di un Dio che sembra essersi dimenticato di troppa gente.

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ottobre 7th, 2008

Sputtanamento Maximo

E va bene, confesso: come qualcun altro, ho abitualmente guardato il Bagaglino in passato. Che dire? La mia vita fa sicuramente schifo, ormai si sa. Ma l’unica cosa che posso dire su quell’allegra combriccola di deficienti è che Oreste Lionello è l’unico che si salva, ma non perché faccia ridere, Dio mio no, le sue battute mettono tristezza. Però ha la voce di Woody Allen e per questo motivo quello che dice sembra intelligente. Il rischio ora è che Woody Allen mi sembri un coglione.

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ottobre 4th, 2008

Panico.

A me sta anche bene che alcuni siti, per registrarti o per fare determinate azioni, richiedano di trascrivere alcuni caratteri, probabilmente per verificare la capacità d’intendere e di volere dell’internauta. Però così non vale, che usino i caratteri occidentali almeno!
Dunque, io non ce l’ho fatta e ho ricaricato la pagina, perché la prima lettera (?) non mi tornava.

Può anche essere che il Ministero dell’Istruzione abbia infilato una nuova lettera nell’alfabeto (a, bi, ci, di, sfri, e, effe…). Chi riesce a capire cosa c’è scritto senza ricorrere a corsi di simbologia applicata?

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ottobre 3rd, 2008

Come uscire dalla sindrome “sono una donna molto impegnata”.

Il confronto tra una non ancora trentenne che lavora in un ufficio (come milioni in Italia…) e la mia bisnonna,che aveva 5 figli e un nipote a carico, senza una lira, con animali da cortile da accudire più l’orto, in effetti, è arduo.

Vince la prima, senza dubbio.
Immagino la sua fatica titanica nel premere il tastino “Enter” mentre inoltra le e-mail di Barzellette.it agli amici, l’estenuante mole di fotocopie fronte/retro nella calda saletta dove è sita l’apposita macchina e lo schiacciante peso di responsabilità che deriva dalle pause caffé (Pensiero-esempio: “Sarò isolata dal gruppo se chiedo a Tizia la trama di “Un posto al sole”? Oppure è peggio se spettegoliamo delle corna dell’area manager che va con la sua accountant?” Eh già! E’ proprio un porco mondo, un mondo difficile e complesso.
Una volta, per essere felici bastava avere un po’ di salute e divertimento. Adesso no: che donna potresti mai essere senza la crema depilatoria all’albicocca e la comoda guépière in poliestere? Per non parlare della nuovissima emulsione fluida idratante al fico d’india. Il simpatico chimico che l’ha inventata, per dimostrare che il suo prodotto contiene vero fico d’india e non sostanze farlocche come tutti i prodotti di bellezza, ha inserito le vere, piccole e insidiose spine tipiche del fico per far vedere che la natura c’è.
E’ proprio il costume che è in costante cambiamento…

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settembre 30th, 2008

You oughta know

1. Passo per una persona molto taciturna. E’ che odio parlare di cazzate (eccetto che in questo blog, in cui si riversa l’accumulo di cazzate non dette).

2. Sono telefonofobico. Qualche strano meccanismo mentale mi porta a rifiutare il telefono come mezzo di comunicazione. Credo che dipenda dal punto 1 (è difficile essere taciturni al telefono).

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settembre 30th, 2008

A Mario Carotenuto e a tutti gli altri.

Una delle cose che amo di più del nostro cinema (di quello del passato, ovviamente) sono i suoi caratteristi. Cioè quegli attori non protagonisti che interpretano un ruolo singolare, molto definito, caratteristico, appunto, e che di solito si ricordano per la faccia e certi addirittura per un verso. Li vedi in centinaia di film e non te li dimentichi. Ad alcuni quasi ti ci affezioni. Quasi tutti possono vantarsi di aver lavorato con grandi registi (Alvaro Vitali con Fellini, tanto per fare un esempio banale), ma di solito vengono dal cinema popolare o da quello che di solito viene definito di serie B. Vabbè, questo preambolo per dire che un tizio – non lo conosco ma è un mito – ha realizzato questo sito “dedicato allo splendido universo della commedia italiana anni 70 e 80″ dove ha raccolto le foto e i nomi di quasi tutti i caratteristi italiani, e anche di qualche attore protagonista. Complimenti.

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