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settembre 8th, 2008

Vox populi.

Blog AwardsRicevuta una nominee come “Blog con la migliore grafica” agli oscar dei blog 2008. Non so se gioire o rassegnarmi nel realizzare di essere un blog veramente brutto con addosso un bel vestitino fatto su misura. Visto che da queste parti è prerogativa fondamentale non farsi mancar nulla, mi faccio portavoce di tutti i blog concettualmente inutili ma con grafica da fighetta dell’intero universo. Bada sempre alla forma, mai al contenuto, baby.

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settembre 6th, 2008

Oh Gosh.

Ma sono io ingenuo o anche qualcun altro si è sorpreso nel leggere che Davide Mengacci ha “avuto 66 auto, fra cui quindici Porsche e undici Jaguar”?

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settembre 4th, 2008

Questione blogfest.

In un attimo di noia disperata stavo come al solito cercando qualcuno o qualcosa su cui concentrare il mio pensiero, e pensavo di andare alla blogfest, a servire le olive da mettere nei drink. Naturalmente avvelenate. Rimarrebbe anche da vagliare l’ipotesi sovversiva: andare, sorridere, ringraziare, e lasciare tante piccole bombe sotto forma di iPod, così, tanto per fare un’azione malvagia, come si faceva ai bei tempi con le bombe giocattolo. Poi, eliminata la noia e lasciata la disperazione, ho realizzato che la sede della blogfest, purtroppo, è veramente distante dalla mia umile magione. Fate come se io ci fossi.

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settembre 2nd, 2008

Attacchi di panico

Dunque, ero piccolo. Non so quanti anni avevo, forse già camminavo ma ancora non scrivevo (le uniche due cose che ancora oggi so fare). Sicuramente guardavo molta tv. Uno dei miei cartoni preferiti era “La spada nella roccia”, di Disney. C’è una scena di questo cartone in cui i due protagonisti, Semola (Artù) e il mago Merlino, si trasformano in pesci e nuotano allegramente in un fiume. A un certo punto Semola viene attaccato da un grosso pesce, mi pare un luccio. Ecco. Io, ero piccolo, guardavo rapito le immagini dell’inseguimento tra Semola e il pesce, quando il mago Merlino pronuncia la Frase che ha cambiato la mia vita: “Attento Semola, non farti prendere dal panico!”.

Io non sapevo cos’era il panico, e da quel momento iniziai a pensare (maledetto Disney) che così si chiamasse quel tipo di pesce. Quel pesce era un panico. Questa storia è andata avanti per anni. Mentre tutto il mondo viveva come se niente fosse, io restavo convinto che esistesse un pesce che si chiamava panico. Quando sono diventato più grande, ho appreso il significato della parola panico. Ma questo, per me, non voleva dire che il panico non fosse più un pesce: il panico era anche un pesce. Leggevo Proust e ascoltavo i Concerti Brandemburghesi di Bach (soprattutto il numero 5), ma se qualcuno mi avesse chiesto un nome di pesce con la P, il primo che mi sarebbe venuto in mente era “panico”.

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settembre 2nd, 2008

Avviso ai naviganti.

Anche io sono tra quei milioni di idioti che da giorni canticchiano “No-oooon ti-i scooo-oordaa-r mai di-iii m-eeee”. E’ dai tempi di Salirò di silvestri che non mi sentivo così.

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settembre 1st, 2008

Pezzali Max.

E’ arrivato il momento di parlare di Max Pezzali. Lo so, lo so, è come sparare sulla croce rossa. Ma c’è qualcosa di più divertente? Io non sono mai stato un estimatore degli 883 e di Max Pezzali, questo forse perché non ho mai avuto un trauma cranico e ho sempre cercato di somigliare più a un homo sapiens sapiens che a un organismo unicellulare. Anche se, a dire il vero, per ragioni anagrafiche e per l’ambiente culturale in cui purtroppo sono cresciuto ho rischiato di diventare uno dei suoi più grandi fan. Infatti dove vivo ascoltavano tutti gli 883, qualcuno Ligabue e qualcun altro – i più trasgressivi – Vasco Rossi.

Ma il poeta maximo della mia generazione è stato senza dubbio il signor Pezzali Max, con versi memorabili come “Là le tipe ci aspettano/ Oh ragazzi tranqui questa è una botta sicura”(da “Rotta per casa di Dio”). E’ chiaro che la musica di Max Pezzali fa cagare, di questo penso ne siano consapevoli anche i fan più sfegatati, ma a loro piacciono soprattutto i testi, perché sono “profondi e parlano veramente di te” (me l’ha detto una fan). C’è chi addirittura dice che “la musica degli 883 è stata la colonna sonora della mia vita” e rispondere semplicemente “che vita di merda” è assolutamente sbagliato, anche se nella maggior parte dei casi è vero. Però.
Siccome un po’ di decenza nonostante tutto ce l’ho pure io, non riporto qui il testo di “Mezzo Pieno mezzo Vuoto”, ultimo successo di Pezzali, anche perché scommetto che lo conoscete tutti. Se non lo conoscete cercatelo e, dopo averlo letto, ditemi come è possibile che un uomo della sua età – Max Pezzali è ormai vicino ai 40 anni, anche se ne dimostra novecentocinquanta – riesca a scrivere testi che neanche una mia cugina ipotetica di quattordici anni riuscirebbe a scrivere.

(A mia cugina, per inciso, Max Pezzali fa cagare. Lei ascolta Avril Lavigne perché pensa sia una ribelle rock, ma io le ho spiegato che la bella Avril non è altro che un prodotto di Mtv, una Britney Spears in versione pseudo-rock per giovinetti alternativi che ripudiano il pop più palesemente commerciale. A quel punto mia cugina mi ha mandato a cagare e ha sparato a tutto volume Avril Lavigne. Un gesto molto rock ‘n’ roll).

Insomma, il target di Max Pezzali è quello delle adolescenti alle prime mestruazioni, e lui ormai è quasi in andropausa. Le sue fan si tingono i capelli, lui li perde. Le sue fan si sono appena messe l’apparecchio, lui è vicino alla dentiera. Le sue fan sono alle prime esperienze sessuali, lui alle ultime. Eppure le conquista, riesce a dire esattamente quello che loro vogliono sentirsi dire, ingabbiando le sue banali verità in una melodia inutile e sempre uguale, che non delude mai.
La questione a questo punto è: Max Pezzali: un genio o un cretino? E’ un cretino perché alla sua età è ancora ossessionato dai ricordi delle medie – la compagna di banco, il primo bacio, la pizza con gli amici, in motorino sempre in due – queste minchiate assurde che tutti abbiamo cercato o cerchiamo ancora di rimuovere, oppure è un genio perché – cinicamente – riesce a dare ai suoi fan esattamente quello che vogliono, cioè testi banali per adolescenti poco svegli?

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agosto 31st, 2008

URL di dolore.

Internet non funziona mica, eh.

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agosto 29th, 2008

Reincarnazioni #1

Sono una celeberrima cantante, apprezzata da tutti, ho una voce molto bella e potente.

Certo che faccio dischi. Quanto vedo che uno dei miei conti in banca comicia a perdere colpi, me ne vado in studio di registrazione due o tre ore, mi dicono “canta questo, canta quello”, et voilà, il disco è pronto. E non faccio promozione, tanto me la fanno già gli altri perché è sicuramente un album bellissimo che venderàtaaaantissimo.

E quando non ho canzoni nuove, canto altre cose. Le canzoni napoletane, quelle di Modugno, i classici della musica della Serbia-Montenegro, Fivelandia 15, tutte le sigle dei programmi di Mike Bongiorno… qualsiasi cosa. Tanto, se canto io, c’è arte! Però non faccio concerti. Sai, è faticoso!

Interviste, pfff! Non parliamone. Dare me, la Regina Della Musica Italiana, in pasto ai giornalisti cattivi? Ma anche no!
No, neanche presenze in pubblico. E’ vero che senza il pubblico starei rammendando calzini, ma poi magari mi stresso.
E tanto i miei cd li comprano lo stesso, ’sti cretini! Ah, e la mia versione di Can’t Take My Eyes Off Of You fa veramente cacare.

Tua,
Mina

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agosto 29th, 2008

Once were decent: una volta erano decenti.

Nonno Libero che spia dal buco della serratura la nipotina che si fa la doccia ed esclama porca puttena che tette che ha. Il Maresciallo Rocca che manda a fanculo i carabinieri, ruba e scommette tutto ai cavalli. Don Matteo che a metà messa si mette a mangiare i fagioli, rutta e prende a pugni tutti i fedeli… Quanto sarebbe bello se tutto questo fosse vero. Purtroppo, per qualche stronzo e inafferrabile motivo, quelli che una volta erano miti del cinema italiano oggi sono invecchiati in maniera indecente diventando simpatici preti, onesti poliziotti e sfigati carabinieri.

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agosto 28th, 2008

Vieni avanti creativo. #1

Oggi ce l’ho con i creativi [che creativi non sono] della pubblicità dell’Acqua Danone Vitasnella. La cosiddetta acqua che elimina l’acqua, e non la elimina certamente attraverso le orecchie.

Ora, quelli hanno avuto (e hanno) la Stefanenko a disposizione e cosa le fanno fare? Nulla. Quando potrebbero semplicemente piazzarla davanti a un coro di russi in colbacco che intonano “Oh Natasha, hai fatto tu la piscia???”. E lei risponderebbe: “Sì, ma grazie ad Acqua Danone Vitasnella”.

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agosto 28th, 2008

Fatto bene, fratelli.

A volte capita di dover prendere delle posizioni. Di fare delle scelte. Ad esempio: giorni fa ho visto al tg una signora, credo milanese (per me da Roma in su son tutti milanesi), che si lamentava perché uno zingaro ha pisciato sul marciapiede davanti a casa sua. La signora sbraitava in maniera fastidiosa mentre, con spettacolari gesti teatrali, indicava la chiazza di piscio sul marciapiede abilmente inquadrata dal cameraman. Ora, voi da che parte state? Siete con la fastidiosa signora o con lo zingaro che ha urinato sul marciapiede? Io sono – sono sempre stato e sarà per sempre – dalla parte dello zingaro, semplicemente perché rispetto più lui che quella signora. Ed ecco perché.
Un po’ di mesi fa ho letto sul giornale che nella scuola media di un paesino qui vicino un bambino di origine bosniache (ma questo non è importante, il fatto è che è uno ZINGARO) è stato picchiato da alcuni compagni di classe per poi ritrovarsi all’ospedale con una distorsione al ginocchio. Il buon senso mi dice di non prendermela troppo, dopotutto a quell’età queste cose succedono, e se non pensassi così sarei vittima di un razzismo al contrario: una distorsione al ginocchio è una distorsione al ginocchio, zingaro o non zingaro, no? Poi racconto questa storia a un paio di persone che conosco. Diciamo dieci. E tutte rispondono così: “Hanno picchiato un bambino zingaro? Fatto bene”. Capite? Fatto bene. E io: ma è un bambino. E loro ancora: fatto bene. Persone che non saprei definire se non con la parola normale, che si commuovono quando in tv vedono i bambini negri con le mosche in faccia o i gatti spiaccicati sull’asfalto, ma davanti allo zingaro: fatto bene.

Allora ecco spiegato perché rispetto più lo zingaro che piscia sul marciapiede che la signora odiosa che si lamenta. Adorabili amici rom, pisciate ovunque, vi prego, finché non finirà l’odiosa ghettizzazione dei campi nomadi e tutti i “fatto bene” del cazzo non si saranno estinti, con la loro ipocrita carità pelosa, i loro casa-lavoro-famiglia altrimenti sei merda e tutte quelle altre cose che finiscono per far diventare un pezzo di pane anche uno come me, solitamente un grande stronzo che piscerebbe sui marciapiedi solo per il gusto di vedere le signore come quella incazzarsi.

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agosto 27th, 2008

Blogosfera, oggi.

E Dio disse:
“Facciamo in modo che questa ciurma di internauti si affoghi in una marea di merda. Diamo loro quattro sistemi editoriali affinché scrivano tutti le stesse cose nella stessa identica maniera e che le loro minchiate spariscano senza lasciare più traccia con lo
scorrere stesso dei post sui loro blog del cazzo.

Facciamo in modo che parlino così tanto da non potersi più capire l’un l’altro. Sia una novella Babele quindi e questa marea sia mossa e determinata dalla luna della mediocrità.”

(ok, non l’ha detto Dio, lo dico io. Fa lo stesso, no?)

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agosto 25th, 2008

Avviso per il signor Hendrix Jimi.

Inizia a tremare, caro mio. Domani il sottoscritto si compra la chitarra e quindi: questione di giorni e presto diventerà il PIU’ GGGGRANDE CHITARRISTA CHE LA SHHHSTORIA RICORDI!

Ecco cosa pensavo circa cinque anni fa, quando mi ero messo in testa di voler imparare a suonare quello che, a detta di tutti, è lo strumento più semplice del mondo.

L’obiettivo era quello di imparare a suonare e diventare in poco tempo il più grande chitarrista della storia. Su segnalazione di un paio di amici, mi affidai ad un corso di chitarra online. Complice una sostanza stupefacente e la terrificante grafica del sito, non c’ho capito un cazzo. Ho letto qualcosa a proposito delle unghie della mano sinistra che devono essere corte, e io le avevo lunghe circa 20 cm. Così quando cercavo di suonare la prima corda suonava anche la seconda, e anche il campanello del mio vicino di casa. (Nota: tagliarsi le unghie.) A parte questo, mi sono seduto con la mia bella chitarra sulle gambe, pronto a suonare innuendo a 500 km/h, MA: mi sono accorto che suonare è difficile e faticoso. Così ho cercato di fare almeno questo dannato Dommaggiore. Ma non ci sono riuscito. E’ venuto fuori di tutto, tranne questo dannato Dommaggiore.

Passavano i giorni. Nessun progresso tecnico. Fisico sì: la noia era sparita e le dita non mi facevano più male. La chitarra non mi sembrava più uno strumento di tortura ma davvero uno strumento che poteva, potenzialmente, produrre qualche suono piacevole. Il problema rimaneva la concentrazione a lunga durata, fatto sta che dopo pochi minuti trovavo subito qualcosa di più interessante da fare. Come quella puntata dei Simpson in cui Homer trovava per terra il suo sosia e rimaneva sconvolto, ma poi vedeva passare un barboncino con una coda buffa e si metteva a corrergli dietro, dimenticando lo sconvolgente sosia. Io vedevo barboncini. Tanti. In continuazione. Rossi. Gialli. E blu.

Passavano le settimane. Beh, avevo capito che sbagliavo la posizione delle mani e riuscii finalmente a fare il giro armonico di do. Ma la domanda era: e adesso? Mah. (Nota: mi sentivo un idiota. Una ragazzina più piccola e lagnosa di me, ex vicina di casa, ha toccato una chitarra per la prima volta qualche giorno prima del mio avviso a Jimi Hendrix e riesciva a fare Where Did You Sleep Last Night, Wish You Were Here e la Canzone Del Sole, tutte contemporaneamente, a occhi chiusi, su una gamba sola, mentre volava, e con me che cantavo Obsesion degli Aventura per farla sbagliare.)

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agosto 23rd, 2008

Sono molto triste.

L’altra sera ho visto un’inquietante pubblicità su un canale straniero. Forse ero ubriaco, ma parlavano di una panca che serve a metterti a testa in giù, cosa che, secondo questi qua, fa molto bene alla spina dorsale. C’era una bionda che strillava come una pazza con questo vecchio con la barbetta bianca e il sorriso da ubriaco, tipo un sessantenne che usa il viagra e che fa i viaggi con la moglie. L’arzillo vecchietto si è limitato a dare una dimostrazione di come si usa la panca. Si è agganciato ai piedi e si è messo a testa in giù, la faccia è diventata rosso ferrari e lui spiegava in inglese, credo, che questa cosa fa molto bene.

Inquietante, perché? Perché poi facevano vedere che l’uomo sbaglia da sempre a camminare con la testa verso l’alto. La gravità ci spinge a terra ed è come se avessimo un peso sulle spalle e insomma dopo un po’ diventiamo tutti curvi, e per dimostrarlo facevano vedere un tizio al computer che era uguale a me, ma solo perché era al computer. Beh, questo spot, forse ero ubriaco, però mi ha messo davvero paura e ho deciso che da domani cammino a testa in giù.

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agosto 22nd, 2008

Intermezzo #1 – Il Genio / Pop Porno

La più suonata in iTunes da stamane. Acquistabile qui. Stupida, stupidissima, ma adorabilmente retrò.

Mi fai sentire davvero una donna un po’ porno.

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agosto 21st, 2008

Osama Bin è ok.

Ci pensavo oggi: ma l’ufficio stampa di Al Qaeda non è fenomenale? Pensate al grande, grandissimo Osama. Poche ma efficaci apparizioni hanno fatto di lui una superstar conosciuta in tutto il mondo. Video brevi e scarni che finiscono in tutte le tv del pianeta. E se l’11 Settembre non fosse stato altro che un’astuta operazione di marketing? E se a un certo punto si scoprisse che Al Qaeda non è un’organizzazione terroristica ma una catena di fastfood? E se quella che abbiamo visto fosse la campagna promozionale del primo romanzo dello scrittore Bin Laden Osama? Non è così improbabile, visto che Os (diminutivo di Osama, credo) si è laureato proprio in Economia e marketing all’università di Gedda. Questo rivaluta gli esperti di marketing, non è vero? A quanto pare, a volte, anche loro compiono delle buone azioni.

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agosto 21st, 2008

Sei davvero molto fine, sì sì.

Fine ed elegante quanto Valeria Marini che lava le scale in mutande fischiettando l’ultimo successo di Gigi D’Alessio.

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agosto 20th, 2008

Rutto intorno a te.

Cambio improvviso delle tariffe di Vodafone e TIM. In rete circola già il comunicato ufficiale di vodafone, si annunciano numerose novità (e rincari). In esclusiva, nel seguito di questo post, la prima bozza del comunicato ufficiale di Vodafone. Vi aiuterà a capire meglio cosa sta succedendo alle nostre tariffe.
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agosto 20th, 2008

Per un profilo psichiatrico di Jessica Fletcher.

Parlo della celeberrima scrittrice di gialli interpretata da Angela Lansbury nel famoso telefilm La signora in giallo (il titolo originale in realtà è molto più cretino: Murder, she wrote, cioè Omicidio, lei scrisse). In questi giorni Rai Uno, evidentemente a corto di puntate del mitico ispettore Derrick – cioè il più depresso e alcolizzato poliziotto della storia dei serial televisivi: un vero mito – sta trasmettendo alcune puntate già viste della Signora in giallo.

Ecco una cosa che va detta subito: tutte le puntate della Signora in giallo sono già viste. Non esistono puntate nuove. Anche quelle inedite, se esistessero, sarebbero già viste. Ma non è di questo che voglio parlare. Rivedendo (eh sì, perché ogni puntata della Signora in giallo non si vede ma si rivede) alcuni vecchi episodi, mi è venuto da pensare alla situazione mentale della povera signora Fletcher. Mi spiego: la signora Fletcher ha assistito a un tale numero di omicidi che dovrebbe essere stata ricoverata già anni fa, in preda a un collasso nervoso. Nessun essere umano può assistere a tanti omicidi e vivere felice. Spesso, tra l’altro, le vittime o gli assassini sono persone che lei conosce o che ha appena conosciuto (compagni di viaggio, vicini di stanza in albergo..), un fatto, questo, che butterebbe giù chiunque di noi. Ma non la signora Jessica Fletcher. La signora è insensibile. Al massimo lei elabora tutto il dolore che ha accumulato negli anni curando il giardino della sua casa di Cabot Cove e scrivendo i libri gialli che l’hanno resa ricca e famosa. Dalla morte, avvenuta nei primi anni 80, del marito Frank Fletcher (sul cui passato, prima o poi, bisognerebbe indagare) fino ai giorni nostri, la signora Fletcher ha assistito a circa 264 omicidi. O almeno questo è il numero degli episodi di Murder, she wrote. Poi va detto che in alcune puntate c’è più di un omicidio, mentre, in altri casi, un solo omicidio è protagonista di più puntante. Insomma, il numero di omicidi, per quanto approssimativo, è comunque spaventoso: si parla di centinaia di morti ammazzati. Dunque a questo punto sarebbe interessante tracciare un profilo psichiatrico della signora Fletcher. Com’è possibile che, alla sua età, viva ancora felice dopo aver visto tanti omicidi? E poi, non so se ci avete fatto mai caso, ma perché dopo tanti terribili omicidi la signora Jessica Fletcher conclude ogni puntata con una fragorosa risata?

Prossimamente: “Dawson’s creek: Twin Peaks era Disneyland a confronto” e “Le frustrazioni sessuali di Ugly Betty”.

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agosto 20th, 2008

Signori, è stato un piacere suonare con voi questa sera.

Un disco l’è sciopà. Per dirla alla terrona, s’è ruttu. In altre parole, il server di Blognation ha deciso di prendersi una bella vacanza. Fuori uso tutti i blog ospitati, per un bel po’ di tempo, a causa di un guasto tanto fatale quanto improbabile. Da queste parti, nonostante la potenza del server e la buona volontà di tutti, si comincia a credere alla sfiga. Prendete questa mia cronaca degli avvenimenti con le dovute precauzioni, visto che io sto all’informatica come Margherita Hack sta alla topa.

Per il momento online, e pienamente funzionanti, questo blog e quello di Gianluca Neri. Il daveblog arranca mentre il suo padrone si nasconde in un laboratorio segretissimo cercando di portare a termine un folle esperimento. Per gli altri è solo questione di tempo e di pazienza. Neri, in barba a quello che si dice in giro, ne ha anche troppa, visto che ci sta ripescando dall’oblio uno ad uno.

Farei partire il coretto di ringraziamento per l’amministratore di condominio, per il buon ragazzone che rende possibile tutto questo, ma sarebbe un filino superfluo, lui già sa. Restare senza blog per un po’ e addirittura pensare al fatto di averlo perso per sempre aiuta a riconciliarsi con quello che dovremmo essere veramente. A ripensare al blog come un cazzabubbolo. Dove la mia storia si intreccia con la tua. Scrivere la Storia attraverso il racconto delle storie*. Niente di più.

E noi, intanto, ricominciamo?

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