luglio 26th, 2008
Appena ricevuto da Vodafone.
“SPOT – Attiva la parola di Giovanni Paolo II SMS e ricevi ogni giorno un SMS con una sua frase! Invia gratis un SMS con PAPA ON al 42246. Costo 25 cents a SMS.”
Uh.
Appena ricevuto da Vodafone.
“SPOT – Attiva la parola di Giovanni Paolo II SMS e ricevi ogni giorno un SMS con una sua frase! Invia gratis un SMS con PAPA ON al 42246. Costo 25 cents a SMS.”
Uh.
Ci ho pensato l’altro giorno. Può capitare di fare la spesa quasi tutti i giorni nello stesso supermercato, con le stesse cassiere. Solitamente le uniche espressioni a loro rivolte non sono altro che “mi dia una busta”, “grazie” e “arrivederci”. Qui a Cosenza è impensabile frequentare anche solo per un mese lo stesso supermercato e sfuggire ai tentativi delle cassiere di stabilire un rapporto confidenziale o vicino ad esserlo, se non manifestando chiaramente la volontà contraria.
Non disprezzo la facile confidenza di questi rapporti, anzi la ammiro, ma invoco il mio sacrosanto diritto di non interagire. Di non dire. Di non vedere. Di non avere a che fare. Il diritto di non assumermi una responsabilità sociale nei confronti di una persona quando so che non sono in grado di farlo. Il diritto di essere invisibile, ecco cosa mi manca del Nord.
I dati Auditel dimostreranno che il pubblico non sceglie solo il format, ma anche il cast e la conduzione di un programma. Per quanto mi riguarda, sono pronto a scommettere sulla prossima edizione dell’Isola dei Famosi, mi è bastato intravedere su Repubblica alcuni dei futuri naufraghi per impazzire completamente. Intanto sarà interessante vedere Vladimir Luxuria decidere se è il caso di fare pipì dietro al cespuglio dei maschietti o dietro a quello delle femminucce.
Peccato per la fronte della Ventura, alla quale una massiccia dose di Botox inoculata di recente, conferisce una sinistra somiglianza con la più nota fronte della creatura del dottor Frankenstein . Oltre a regalare alla sVenturata un’arcata soppraccigliare che, adagiandosi priva di vita sulle fosse oculari, le nasconde parte degli occhi. Pare che gli effetti del Botox non siano permanenti. Quelli di certe convinzioni di tante mie coetanee, invece, continuano a mietere vittime: non si vede all’orizzonte regressione del fenomeno. Tra fronti paralizzate e labbra ialuronizzate stiamo invecchiando felici e dementi.

Who wants to live forevaaaaaaaah?
Foreeeeeeevaaaaaahhhhh…
Vacanze (quasi) finite.
… oltre al fatto d’avere una musica in testa.

Non c’è più tanta strada dalle parti dei miei sogni. Sono cresciuti sentieri, campi, boschi ed erbacce che si interrompono dove immaginavo dovessero interrompersi. Politicamente scorretto, ma io avrei preferito una grande autostrada a più corsie, con tanto di autogrill pieni di fantastiche schifezze, costosissime. Non voglio ritornare ai sogni faticosi solo a sognarli e ancora di più a vederli realizzare. Ci sono già passato. Ho impiegato tempo ed energie per disboscare, livellare, progettare, asfaltare.
Guardo la strada percorsa da 25 anni a questa parte. Non è andata male, proprio per niente. Beh, non proprio tutti i sogni son diventati realtà, ma non mi lamento. La media è decisamente buona. Ma ora è l’autostrada che voglio. Non voglio erba, la luce dell’alba e della luna che non riescono a distinguersi tra i rami, le zolle, le merde di vacca. Voglio sognare in velocità, non voglio arrampicarmi, non voglio sentire il fiato che non ce la fa e i muscoli stanchi e pronti a cedere, non voglio vendemmiare stronzate che poi qualcuno berrà come buon vino. Vorrei far sogni su cose che si avverano in poco tempo. Qualcosa di industriale. Non sopressate caserecce e formaggi freschi. Voglio sognare cose concrete e possibili. Facili. Sciocche.
La principale ragione per cui andrei in Cina è il procurarmi uno di quei modelli falsi di iPod, per il momento disponibili solo sul mercato interno in fase di test. Pronti per sbarcare su ebay, o in qualche angolo hi-tech dimenticato da Dio e dagli uomini, tra il PHILK-Dépil e gli immancabili orologi Casio.
Roba multifunzione, questi iPod cinesi. A casa, fungerebbero da comodo frigorifero (dimensioni: 195 x 60 x 65, classe energetica A, + 320 litri, volume alimenti freschi: 198 litri, autonomia conservazione senza energia elettrica: 19 ore, ripiani in cristallo antitrabocco). Se il frigorifero ce l’avete già, niente paura, fate come i cugini cinesi, implementate la funzione notte. Diventeranno uno stupendo letto (materasso permaflex anatomico, sette zone touch foam) con effetto cocooning garantito.
Potrei continuare ancora a lungo.
e invece era un calesse.
No, non sono morto. Sto solo cercando di far funzionare una internet key Vodafone per riuscire ad aggiornare questo blog anche dalla casa al mare. Cosa non facile…
Nelle ultime ore il server di BlogNation è capitolato su sé stesso più volte. Quando funzionava, invece, Vodafone restituiva ad intermittenza un simpaticissimo messaggio di Network Error. Ora sto scrivendo qualcosa. Credo. So solo che non è normale stare a testa in giù, mentre scrivo con una sola mano toccandomi il naso con la punta della lingua nel disperato tentativo di rincorrere un po’ di segnale GPRS.
Il tempo di riordinare le idee e sono da voi.
considerate le motivazioni che ti riportano qui, tralescerei ogni accenno a torri, guerre, euri, Cine e bandiere multicolor. Sappi che però di queste cose si parla parecchio, anche se spesso a sproposito. Mi rendo conto che rimanere ibernato per tutti questi anni sia una gran brutta cosa. Troverai il mondo molto cambiato sotto molti aspetti. La tv, ad esempio, è sempre più inguardabile: a parte qualche raro telefilm che lancia mode planetarie, le cose migliori da vedere erano le pubblicità, finchè Dolce&Gabbana non ci hanno messo le mani. E il Canta Tu. Sì, è tornato il Canta Tu, e anche il Tamagotchi. Ci sono anche telefonini che fanno foto e video. Le sante donne di una volta non esistono più: Britney Spears la dà a tutti e Meg Ryan ha fatto un film piuttosto scabroso. Madonna, invece, s’è data alla religione. Al cinema sono tornati i filmoni epici e le saghe. Molte persone sono rientrate nelle librerie, ma spesso per comprare un libro per i figli: pensa che una scrittrice di favole per bambini è diventata più ricca della Regina d’Inghilterra. Si ricicla sempre di più, e infatti sono rispuntati i Duran Duran. Le città sono piene di automobili minuscole, alcune guidate da minorenni senza patente. La Fiat, intanto, cerca di risalire la china con una linea d’abbigliamento inventata dal nipote di Agnelli, morto un po’ fa. Chiunque abbia un buon cognome o un locale famoso o un sacco di soldi può lanciare una brutta collezione di t-shirt di successo. Il risultato è che la gente è vestita sempre peggio credendo di vestire sempre meglio e spendendo sempre di più. Si mangiano sempre più schifezze, ma anche un sacco di roba sanissima che prima non c’era. Molte persone sono diventate grasse o magrissime. Molte persone sono diventate gay, ma non c’entra niente quello che hanno mangiato. Molti sono diventati più vecchi, ma non tutti, perchè è stata inventata una cosa che si chiama botox.
Nonno? Nonno?! Mi segui?
Esercizio: aggiungi le parole mancanti seguendo l’esempio:
Ho bei baffi e fiuto fino
Sento odor di topolino
Giro sempre quatto quatto
Lo sai già, io sono il gatto.
Sul foglietto di Alessandro:
Queste son le meraviglie
Sassi, pesci e poi conchiglie
I castelli posso fare
con la sabbia sono al legro
Sul quaderno di Claudia:
Ho due ruote ed un sellino
Può guidarmi anche un bambino
Vado lesta in tutta fretta
Il mio nome è Claudia.
Però, vedere al telegiornale queste migliaia di imbecilli prendere per il culo dieci tori destinati ad una morte atroce mi fa vomitare.
Ma, visto che sembra si divertano, proporrei alcune varianti per rendere la festa ancor più simpatica. Tali varianti potranno essere applicate singolarmente o abbinate a piacere.
1. Palla al piede.
A tutti i partecipanti dovrà essere consegnata, al momento dell’iscrizione, una palla con catena del peso di 10 Kg. circa. Tale palla non dovrà essere consegnata a mano ma agganciata saldamente alla caviglia del partecipante medesimo. Nel caso vi fossero superstiti la palla servirà da zavorra per il lancio dell’iscritto nel fiume più vicino. I sommozzatori provvederanno successivamente al recupero della palla.
2. Corsia unica.
Al posto dell’intera strada il percorso verrà ristretto ad un cunicolo della larghezza massima del toro più grande. Tutti i partecipanti partiranno quindi, contemporaneamente al rilascio dei tori, in fila indiana. E’ obbligatorio l’utilizzo della safety car. Dato che il toro, essendo un animale molto più civile dell’uomo, tende a non calpestare corpi a terra, gli stessi dovranno essere preventivamente addestrati, con apposite sagome o eventuali superstiti dell’anno precedente, all’incornata con lancio alle spalle. Si consiglia l’utilizzo di sagome raffiguranti zio Ernest, ancor meglio con un marlin piantato nel culo. Al posto dei superstiti potranno essere utilizzati anche entusiasti ammiratori della festa o tutti coloro che hanno pronunciato la seguente frase: “Sai, del resto è una tradizione popolare”.
3. Pole Position
Questa variante non prevede la necessità di ridurre la larghezza della strada. Questa variante prevede che venga liberato un solo toro per volta. Povero toro, direte voi, questa variante è peggiorativa per lui! Avete ragione. Per riequilibrare le forze in campo questa variante prevede che in strada scenda un solo iscritto per volta. Vestito completamente di rosso dovrà percorrere l’intera distanza che lo separa dal cancello del toro all’ingresso nell’arena. Tale distanza sarà leggermente allungata fino a raggiungere i 35 Km. circa. Ovviamente tutti recintati. Nel caso l’iscritto dovesse raggiungere ugualmente la porta dell’arena la troverà chiusa. Potrà però partecipare a una caccia al tesoro per individuare la posizione delle chiavi.
4. La grande ammucchiata.
Il numero dei tori dovrà corrispondere esattamente al numero dei partecipanti. I partecipanti dovranno essere travestiti da vacche.
5. L’ovale.
I partecipanti potranno essere superiori, anche di gran lunga, al numero dei tori. Non è prevista alcuna limitazione punitiva per i partecipanti. Solo, il percorso sarà un ovale perfetto. Con recinzioni di tre metri, preventivamente oliate, su entrambi i lati. Sono previste zone di rifornimento. Per i tori.
Si attende con ansia un cenno da parte del comitato organizzatore. Una volta effettuata la scelta il sottoscritto offrirà con piacere la propria consulenza gratuita per l’attuazione della stessa a partire già dalla prossima edizione.
Sono ricaduto nella trappola di un libro mortalmente noioso che il mio orgoglio di lettore mi spingerà a fare di tutto per portarlo a termine, e questa volta sono quattrocentododici pagine. Oltre alla questione di principio, facilmente superabile, c’è la mera venalità: l’ho pagato, lo leggo tutto.
Ovvero quella situazione in cui ci si impone un regime alimentare e il mondo si coalizza contro di noi, a cominciare dalle madri che escono da un letargo culinario e il tavolo della cucina diventa un altare del Pantheon gastronomico. Divinità caloriche che spaziano dalla nouvelle cuisine alle tradizioni partenopee.
Si esce e gli amici guardano perplessi il nostro pallido succo d’ananas, lì sul tavolo, in mezzo alle loro pinte di birra e calici di Falanghina con l’onnipresente stuzzichino, portatore di colesterolo e grassi saturi.
Siamo a casa di qualcuno e mandiamo nel panico chi ha bisogno di offrire qualcosa all’ospite, e si scatena una caccia al tesoro nei pensili della cucina alla ricerca di qualcosa che sia anche solo vagamente ipocalorico. Il tutto mentre ripetiamo come una litania “non voglio niente”.
Puntualmente arriva anche la ricorrenza di turno con la sua specialità: siamo usciti vinti e malridotti dalla battaglia contro struffoli e torroni natalizi, non abbiamo neanche il tempo di rialzare lo sguardo verso ottimistici orizzonti alimentari che arrivano minacciose e battagliere le chiacchiere di carnevale, cui seguiranno le consuete bombe caloriche pasquali. In tutto questo si viene anche criticati da chi è convinto di essere il depositario della verità rivelata in fatto di regimi alimentari. Sbagliamo qua, sbagliamo là, dobbiamo combinare, dissociare, evitare. Per fortuna che tutto questo dura poco, al massimo una settimana. Poi ci sarà lo Sfogo Finale, la Grande Abbuffata Compulsiva che porrà fine all’agonia e si tornerà al regime solito: l’anarchia.
Non posso vantarmi di avere numerose conoscenze napoletane. Ma al mare, qui in Calabria, è molto semplice incontrare connazionali partenopei.
Notavo che in Napoletano gli anglismi e, in generale, le parole che finiscono con una consonante vengono accentati sull’ultima sillaba (pullmàn, decodèr, flippèr…), e i napoletanofoni veraci sanno che quando passano all’Italiano devono rimettere quell’accento sulla sillaba giusta per essere sicuri di non sbagliare.
Per questo, almeno sette Napoletani su dieci dicono Piazza Càvour.
Non ho lavorato in un call center, non ho mai preso dati personali di gente che, mentre me li dettava, cadeva dalle scale, picchiava selvaggiamente la figlia, litigava furiosamente col marito, scolava la pasta ustionandosi, inveiva contro automobilisti indisciplinati, piangeva e addirittura scopava. Ma arrivare a comprendere determinati codici di comunicazione telefonica che si stabiliscono tra operatore e utente di call center non è stato così difficile.
Quindi sappiate necessariamente che:
1. Non si chiama mai un call center ad orario tondo (per es. alle 14:00, alle 17:30 ecc.) perché si corre il grosso rischio di beccare l’operatore che ha finito il turno, sta smontando e non desidera altro che passare il testimone e andare a casa. La vostra telefonata lo blocca oltre il suo orario lavorativo retribuito. A dispetto della gentilezza che vi deve per alcune clausole del suo contratto, desidererà la vostra morte.
2. Quando l’operatore tace e voi parlate, potete ascoltare in sottofondo il vociare degli altri operatori del call center al lavoro. Se ciò non avviene, vuol dire che l’operatore ha escluso il suo microfono con un apposito tasto e, nella migliore delle ipotesi, sta chiacchierando amabilmente con il vicino di postazione senza ascoltarvi. Nella peggiore, invece, ha radunato attorno alla postazione un gruppetto di colleghi che stanno ridendo della vostra voce stridula.
3. Non dovete MAI interrompere l’operatore mentre sta parlando. Ciò che dice fa parte di un flusso di informazioni da fornire standardizzato e imparato a memoria. Viene declamato in maniera completamente automatica dall’operatore che, nel frattempo, si sta sbracciando per salutare qualche collega appena arrivato o sta facendo le parole crociate. Se lo interrompete, sarà come smuoverlo da un episodio di sonnanbulismo e non saprà più da dove cominciare.
4. Non dovete cercare di stabilire un rapporto di tipo confidenziale con l’operatore. La gentilezza che vi deve per contratto è una facciata che nasconde un totale disinteresse umano per il vostro caso, fermo restando l’interesse professionale. Inoltre l’operatore deve darvi del lei per contratto, ma spesso è tentato di chiedervi cosa autorizza voi a dargli del tu.
5. Non dovete stare lì tre ore a menarla col vostro caso. Molto spesso tra gli incentivi contrattuali dell’operatore ci sono tempi di chiamata da rispettare. In parole povere: se fate durare la telefonata un’ora e passa, impedite all’operatore di ottenere l’incentivo, quindi egli sarà pagato di meno e vi scaricherà addosso tutto il patrimonio turpilessicale che possiede, ad alta voce ed a microfono escluso, mentre voi continuate ad esporre le vostre ragioni convinti che siano più importanti di quelle dell’utente in attesa dopo di voi.
6. L’operatore NON È l’azienda. Se avete subito un torto, per quanto grave possa essere, potete anche mettervi a piangere al telefono: l’operatore potrà avere comprensione (se non ha radunato i colleghi a ridere di voi), ma non si sentirà MAI mortificato in nome dell’azienda. Probabilmente proverà perfino un sottile gusto perverso inversamente proporzionale alla qualità del suo contratto di lavoro.
7. Dopo un’attenta osservazione, le attività maggiormente svolte dagli operatori mentre voi parlate dei vostri casi sono risultate essere: limarsi le unghie (operatrici), cazzeggiare su internet (se il terminale lo consente), sfogliare riviste di vario genere, fissare il vuoto con aria assente, lanciarsi palle di carta straccia da una postazione all’altra.