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settembre 2nd, 2008

Attacchi di panico

Dunque, ero piccolo. Non so quanti anni avevo, forse già camminavo ma ancora non scrivevo (le uniche due cose che ancora oggi so fare). Sicuramente guardavo molta tv. Uno dei miei cartoni preferiti era “La spada nella roccia”, di Disney. C’è una scena di questo cartone in cui i due protagonisti, Semola (Artù) e il mago Merlino, si trasformano in pesci e nuotano allegramente in un fiume. A un certo punto Semola viene attaccato da un grosso pesce, mi pare un luccio. Ecco. Io, ero piccolo, guardavo rapito le immagini dell’inseguimento tra Semola e il pesce, quando il mago Merlino pronuncia la Frase che ha cambiato la mia vita: “Attento Semola, non farti prendere dal panico!”.

Io non sapevo cos’era il panico, e da quel momento iniziai a pensare (maledetto Disney) che così si chiamasse quel tipo di pesce. Quel pesce era un panico. Questa storia è andata avanti per anni. Mentre tutto il mondo viveva come se niente fosse, io restavo convinto che esistesse un pesce che si chiamava panico. Quando sono diventato più grande, ho appreso il significato della parola panico. Ma questo, per me, non voleva dire che il panico non fosse più un pesce: il panico era anche un pesce. Leggevo Proust e ascoltavo i Concerti Brandemburghesi di Bach (soprattutto il numero 5), ma se qualcuno mi avesse chiesto un nome di pesce con la P, il primo che mi sarebbe venuto in mente era “panico”.

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