novembre 1st, 2008
Il fatto è che noi interisti viviamo delle piccole gioie che la nostra squadra ci regala, piccole perché distillate con rigore alchemico. Essere interisti è una lotta fiera e introspettiva e non ha nulla a che fare con il tifo del resto del mondo. Infatti il fiero interista sa come restare coi piedi cementati a terra e limita la sua esultanza al carpe diem. Polemico lo è, ma con classe, e che si vinca o si perda, in pubblico ostenta un self-control invidiabile. Fa niente se poi ha fatto della sua stanzetta un luogo di culto con altare, candele, bandiere-sudario dell’ultimo scudetto, bambole woodoo, santini contraffatti e rare figurine Panini, portafortuna di ogni genere e natura. Fa niente se uno solo di noi dice “Sssssssshhhttt, questa no! Non la cantate che porta sfiga”, perché si sente il bisogno di attaccarsi a qualunque cosa pur di spuntare gli agognati 3 punti o il passaggio al turno.
Anche tacere meravigliosi cori, anche non lavare mai la mutanda di Inter-Aston Villa e rimetterla nelle grandi occasioni, anche assumere posture circensi che un paio di volte, eccezionalmente, sono valse un goal o la parata miracolosa. Ogni tappa è una sofferta lotta tra bene e male, follia e raziocinio




