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agosto 4th, 2008

Se un luogo diventa comune un motivo ci sarà #1.

Cliché, stereotipi, luoghi comuni. Riflettevo l’altro giorno sul fatto che in fondo ognuno di noi ne è immerso. Inutile tentare di fuggire, prima o poi incontrerai nella vita un luogo comune incarnato, ma talmente comune che ti chiederai se per caso non sei piombato nel bel mezzo di una barzelletta, o di un romanzetto di appendice, o di una telenovela.

Il primo cliché che mi viene in mente, nonostante non mi tocchi da vicino, è quello della suocera.
Sarà che ho la grande fortuna d’avere una suocera fuori da alcuni schemi e con la quale ho un ottimo rapporto, ma non posso fare a meno di pensare alla situazione in cui si trovano alcuni miei conoscenti. Come chi si ritrova per suocera lo stampo primigenio delle suocere italiche. Quella che per il figlio manco Milla Jovovich laureata in fisica quantistica sarebbe andata bene in bellezza, cultura e intelligenza. Quella per cui tu sarai sempre brutta, stupida, incapace di allevare i suoi nipoti e inetta a mettere insieme due pentole sul fuoco. La dolce presenza che con quel suo sguardo di domanda (che cosa avrà fatto questa a mio figlio per farsi sposare?), o con quel suo muto stupore (è incredibile come mio nipote stia crescendo sano e forte e non sia morto di fame, di stenti e di trascuratezza!), con quella sua grazia (madonna quanto è intelligente ’sto bambino! è proprio tutto suo padre!), con quell’eleganza (eh! Silvia sì che è bella! -detto il giorno delle nozze all’amato figlio di fronte alla nuora), ti segue muta e discreta sulle impervie vie del matrimonio, aspettando ogni discesa per darti il colpetto atto a farti ruzzolare meglio.

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